Riabilitazione Neuropsicologica o Stimolazione Cognitiva?

La diagnosi di una malattia neurodegenerativa o l’esito di una lesione cerebrale trasformano la vita delle persone. Questo accade per chi riceve la diagnosi, come per i familiari e le persone vicine.

Nascono interrogativi sul futuro, sulla qualità di vita e sulle possibili strategie da adottare per far in modo di mantenere la propria autonomia.

Cosa si può fare?

La neuropsicologia offre diverse tipologie di percorsi terapeutici, capaci di utilizzare la neuroplasticità e la riserva cognitiva della persona per promuovere il benessere cognitivo e psicologico.

Sono la riabilitazione neuropsicologica e la stimolazione cognitiva.

Gli obiettivi sono simili: migliorare il livello di funzionamento globale e la qualità di vita della persona e di chi le sta vicino.

Allora perché vengono utilizzati due termini diversi?

Le due procedure si distinguono per destinatari e metodologia d’azione:

La riabilitazione neuropsicologica è un programma indicato nel caso di neoplasie, ictus e trauma cranico. Il recupero del normale funzionamento cognitivo e comportamentale può avvenire attraverso un approccio di tipo restitutivo o di tipo compensativo. È importante perché, oltre a promuovere l’utilizzo delle funzioni cognitive intatte al fine di restituire o compensare quelle lese, appare in grado di inibire la “plasticità maladattiva”.

La stimolazione cognitiva è un programma indicato nel caso di patologie neurodegenerative, come le demenze. Consente di rallentare il peggioramento cognitivo e funzionale, promuovendo il mantenimento delle autonomie nella vita quotidiana anche attraverso la riduzione di sintomi psicologici e comportamentali (aggressività, impulsività, agitazione, …) associati alla patologia.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *